Dall’Africa all’Argentina, fino a Venezia e alla Svizzera. È un viaggio lungo quasi tutta la vita di Hugo Pratt quello raccontato da Stefano Knuchel nella trilogia documentaria che si conclude con «Il desiderio di essere inutile – Hugo a Venezia», prodotto da Fiumi Film. Il nuovo film sarà presentato a Venezia sabato 12 settembre alle ore 15.00, al Palazzo del Casinò al Lido, nell’ambito di un omaggio a Hugo Pratt promosso dalla Biennale di Venezia con la Settimana Internazionale della Critica e le Giornate degli Autori.
Il progetto nasce nel 2009 con «Hugo in Africa», dedicato all’infanzia di Pratt trascorsa in Africa orientale, e prosegue con «Hugo in Argentina», dedicato al decennio trascorso dall’artista in Sudamerica. Con Hugo a Venezia Knuchel completa così un percorso costruito attorno a tre momenti meno conosciuti della vita di Pratt, seguendo la trasformazione dell’uomo, del viaggiatore e infine dell’artista.
Se il primo capitolo raccontava l’infanzia africana e il rapporto con la figura paterna, mentre il secondo si concentrava sull’esperienza argentina e sulla scoperta della propria identità artistica, il terzo guarda soprattutto agli anni della maturità. Venezia rimane il punto di partenza simbolico, ma è soprattutto la Svizzera a occupare un posto centrale nel racconto: il Paese in cui Pratt decide di fermarsi dopo una vita trascorsa fra continenti, raccogliendo nella propria biblioteca libri, immagini, memorie e suggestioni provenienti da tutto il mondo.
Particolarmente importante è il rapporto con il Canton Ticino e con la figura di Hermann Hesse. Il viaggio di Pratt attraverso i cantoni svizzeri, alla ricerca dei simboli e delle tradizioni locali, lo porta anche in Ticino e a Montagnola, alla casa di Hesse. Da questa esperienza nasce uno dei capitoli più significativi della saga di Corto Maltese, «Le Elvetiche», pubblicato nel 1988. L’album, ambientato in gran parte proprio tra Montagnola e il mondo letterario ed esoterico della Svizzera, rappresenta una chiave fondamentale per comprendere l’ultimo periodo della ricerca artistica di Pratt.
«Il lavoro è ticinese, la crew è ad altissima maggioranza ticinese», sottolinea Stefano Knuchel. Hugo a Venezia è infatti un film svizzero al 100%, con una forte componente della Svizzera italiana. Alle spalle della produzione vi è una squadra in cui i principali ruoli creativi e tecnici sono affidati a professionisti svizzero-italiani: Zeno Gabaglio firma le musiche, Ariel Salati la fotografia, mentre il montaggio è curato dallo stesso Stefano Knuchel. Il risultato è un progetto che, pur raccontando una figura internazionale come Hugo Pratt, nasce e si sviluppa in larga misura grazie a talenti e competenze del territorio.
Il progetto di Knuchel e Fiumi Film è stato sostenuto anche dalla Ticino Film Commission, confermando il ruolo della Svizzera italiana nella realizzazione di un documentario che attraversa luoghi e periodi diversi della vita di Pratt.
L'attesa per la presentazione veneziana è già significativa. «I biglietti sono finiti nell'arco di tre ore a Venezia. La Sala Casinò è una sala importante e non potevamo avere una cornice migliore per questa proiezione», racconta la produttrice. Un'accoglienza che testimonia l'interesse ancora vivo attorno alla figura di Hugo Pratt e a un'opera che, a trent'anni dalla sua scomparsa, continua a generare nuove letture.
Con Il desiderio di essere inutile – Hugo a Venezia, la trilogia di Knuchel torna dunque al suo protagonista dopo averne seguito l'infanzia africana e la formazione argentina. Il viaggio si conclude in Svizzera, fra i libri di Grandvaux, le suggestioni di Montagnola e il mondo simbolico di Le Elvetiche. È qui che Pratt, dopo avere attraversato il mondo, sembra trovare il luogo ideale per trasformare la propria esperienza in qualcosa destinato a sopravvivergli: la sua opera.
